Cina: quel poco che ho capito da questo viaggio

Prima di continuare il racconto delle mete del nostro recentissimo viaggio in Cina, ecco qualche riflessione, per tutti quelli che mi stanno chiedendo “come è stato il viaggio in Cina?”. La mia risposta è sempre “faticoso”, che forse non è proprio la risposta che ci si aspetta al rientro da un viaggio. Ho provato a pensare ad altri aggettivi, ma davvero, quello che rende meglio il concetto del viaggio è proprio faticoso. Solo successivamente, ripercorrendo i vari momenti e le diverse emozioni provate nelle due settimane on the road riesco ad aggiungere interessante, coinvolgente, stancante, emozionante. Sicuramente non è un viaggio adatto a tutti: per andare in Cina (o per lo meno per fare il giro che abbiamo fatto noi) credo si debba avere una forte motivazione, un compagno di viaggio con cui si è molto affiatati e molta pazienza. Le difficoltà, piccole e grandi da affrontare quotidianamente sono molte, ecco quindi l’idea di raccogliere in questo post qualche piccolo consiglio che ci siamo appuntati strada facendo.

linguaLA LINGUA
La lingua è effettivamente la barriera principale che vi troverete ad affrontare. Nessuno (e quando dico nessuno intendo proprio nessuno) parla inglese. Nei ristoranti, per strada, nei negozi: voi parlate e nessuno sembra capirvi. Dico sembra perché in realtà qualcuno l’inglese lo parla e lo capisce (abbiamo chiesto e comunque a scuola lo studiano), è che proprio non hanno interesse a sforzarsi di parlarlo. I consigli qui sono due: il primo è quello di cercare dei giovani a cui chiedere che si sono dimostrati, almeno con noi, più disposti a parlare qualche parola di inglese. Il secondo è quello di scaricarvi un’app traduttore. Noi abbiamo utilizzato Pleco che funzionava anche senza rete e permetteva di attivare la tastiera con scrittura a mano. Quest’ultima non è tanto utile per voi (mica sappiamo scrivere gli ideogrammi!) ma è utile se qualche cinese vuole dirvi qualcosa. Noi per esempio ci siamo trovati, aspettando un treno in stazione, a parlare con la nostra vicina grazie a quest’app. Alla fine ci ha regalato una mela augurandoci buon viaggio :) Considerate però che anche con l’app di traduzione i problemi restano, noi per esempio non siamo mai riusciti al ristorante ad ordinare una bottiglietta d’acqua confezionata: scrivendolo nell’app quello che ci veniva portato (solitamente nell’incredulità generale) era una brocca d’acqua del rubinetto. Acqua non in bottiglietta: esattamente una delle prime voci da evitare nella lista del viaggiatore attento! Quello che facevamo in questi casi era… intenderci con i segni: se avevo con me una bottiglietta la mostravo al cameriere oppure indicavo quelle presenti sugli altri tavoli.

SPOSTARSI
La Cina è enorme! Non solo è grande come territorio, ma sono grandi anche le città da visitare e gli spostamenti tra un punto e l’altro. Il mio consiglio è quindi quello di pianificare bene gli spostamenti. Quelli che sembrano due punti vicini sulla vostra bella mappa, sono poi effettivamente chilometri e chilometri di strada da fare. Noi amiamo molto camminare, ma vi assicuro che in alcuni momenti quella che doveva essere una piacevole passeggiata si è trasformata in una maratona, ovviamente sotto il sole!
Nonostante le strade principali abbiano anche l’indicazione dei nomi traslitterati, assicuratevi di avere una cartina che abbia le indicazioni in doppio idioma: questo servirà a voi per cercare di orientarvi ma vi sarà utile soprattutto se dovrete chiedere informazioni alle persone per strada. Tenete presente che abbiamo trovato molta approssimazione nelle mappe che avevamo e quindi spesso non resta che chiudere tutto e perdersi, lasciandosi guidare dall’istinto. Per sicurezza quando arrivate in un ostello/albergo prendete il bigliettino da visita con l’indicazione dell’indirizzo in cinese, in modo che se dovrete prendere un taxi o di nuovo, chiedere informazioni, riusciranno a capirvi (o almeno riusciranno a leggere quello che gli state chiedendo). Un altro trucchetto  è chiedere alla reception dell’ostello/albergo dove alloggiate di scrivervi dei biglietti con le indicazioni: noi l’abbiamo fatto in diverse occasioni, soprattuto quando siamo andati fuori città, ad esempio all’Esercito di Terracotta o alla Muraglia Cinese, e in questo modo siamo riusciti a cavarcela in autonomia, senza tour guidati.

Tra i mezzi di trasporto che abbiamo testato i treni e la metropolitana sono stati i nostri preferiti. Semplici da utilizzare, puliti e puntuali. Su come prendere i treni e la metropolitana vorrei scrivere un post a parte in modo da dare indicazioni più precise. Abbiamo preso anche gli autobus, ma in questo caso è necessario sapere bene dove si deve andare (il famoso bigliettino scritto in cinese qui è indispensabile!) e verificare sempre con l’autista. In molti casi le fermate sono annunciate anche sonoramente e vengono visualizzate su un monitor con la traslitterazione. In altri casi abbiamo trovato un cartello all’interno dell’autobus con l’indicazione delle fermate, ma solo in caratteri cinesi. In questo caso a volte abbiamo provato a indovinare comparando gli ideogrammi, ma più spesso abbiamo chiesto a chi stava sul bus di indicarci la fermata.

spostamentiATTRAVERSARE
Girando per strada appena arrivati in Cina mi girava la testa: tantissime persone, macchine, autobus, biciclette, taxi, risciò, motorini. Proprio sui motorini bisogna aprire una parentesi: sono pericolosissimi! Ci sono molti, moltissimi motorini e biciclette elettriche che sono silenziosissimi e sbucano da tutte le parti quando meno te lo aspetti. Solitamente i cinesi hanno il clacson costantemente premuto, ma può capitare che arrivino silenziosamente proprio mentre tu hai verde e stai cercando di attraversare. Eh si perché, anche se tu hai il verde, non è detto che abbia automaticamente la precedenza per attraversare. Ci sono spesso delle corsie “preferenziali” per bici e motorini, delle specie di piste ciclabili che sembra non abbiano alcuna regola. Anche le macchine/motorini/autobus che arrivano da destra e devono girare, anche se tu hai verde, passano senza problemi. Sei tu pedone che ti devi fermare. La nostra tattica, affinata in due settimane di osservazione, è stata quella di attraversare gli incroci più trafficati con gruppetti di altre persone, in modo da essere protetti da loro :)

muragliaLA GRANDE MURAGLIA VIRTUALE
Forse non tutti sanno che in Cina internet non funziona proprio normalmente. Google e quindi tutti i suoi “derivati” come google maps, gmail, e altri siti come facebook, twitter, instagram, non sono visibili. Provate a digitare facebook su un computer cinese e semplicemente vi dirà che la pagina non è raggiungibile. Per aggirare quella che viene chiamata “la grande muraglia virtuale” basta attivare, prima di arrivare in Cina, un servizio VPN. Se fate una ricerca in rete ne troverete moltissimi, anche gratuiti, noi abbiamo utilizzato VyprVPN perché molto semplice da configurare e ci permetteva di essere connessi in due ad un costo mensile irrisorio. Ha funzionato molto bene sull’iPhone 6, sull’iPhone 4 ha avuto qualche problema in più, ma a volte era anche la connessione wifi che era piuttosto scarsa. Forse vi chiederete perché sia necessario tutto questo: provate a cercare qualcosa online senza il vostro motore di ricerca preferito (google) e con le informazioni filtrate. Provate a cercare la prenotazione di quell’albergo su gmail…e ops, gmail non è accessibile! (per quasto vi consiglio di farvi anche un altro indirizzo mail, vi servirà anche per prenotare i treni). Dove cerchereste? Le mappe di google map, navigabili anche offline se scaricate precedentemente, ci hanno salvato la vita più volte grazie alla geolocalizzazione sapevamo esattamente dove eravamo (vedi punto sullo spostarsi e le grandi distanze!).

IL TEMPO E IL TEMUTO SMOG
Nonostante tutto ce l’avessero gufata abbiamo trovato un tempo bellissimo. Nessuna (o quasi) traccia di smog, nessuna pioggia, un caldo mai esagerato (tranne l’ultimo giorno che a Pechino si moriva). Vedrete comunque moltissime persone girare con le mascherine per proteggersi sia dai microbi che dallo smog e se siete proprio fanatici e volete avere il livello di inquinamento sotto controllo non vi resta che guardare su questo sito.

persone1LE PERSONE
Qui veniamo al capitolo per me più difficile: le persone. Da questa breve incursione in territorio cinese mi è sembrato di capire che il problema di comunicazione non sia solo dovuto a una difficoltà linguistica. La maggior parte dei cinesi hanno una doppia personalità: da un lato sono curiosissimi e quindi spesso ci guardavano con interesse, curiosità, si avvicinavano per vedere cosa stavamo guardando sui nostri cellulari o si fermavano ad ascoltarci parlare, tantissime volte ci hanno fermato per strada per fare delle foto insieme o piazzandoci in braccio i loro bambini. Molte volte abbiamo visto bambini guardarci con facce incredule e i genitori spiegargli (o almeno così abbiamo intuito dai gesti) che i nostri occhi sono diversi dai loro, ma che siamo persone allo stesso modo. In certe situazioni, soprattutto con i bambini, ci sono state scene molto dolci.
Dall’altro lato sono assolutamente disinteressati alla tua persona. Che tu ci sia o non ci sia per loro è indifferente. Ma non è un atteggiamento che hanno solo nei confronti del turista, no no, è un atteggiamento generale e diffuso. Ti spingono, ti superano in fila, si girano mentre gli stai cercando di parlare, ti mandano via in malo modo mentre chiedi informazioni, urlano nelle tue orecchie mentre tu stai cercando di parlare con l’impiegata in stazione, e via dicendo. Ovviamente non si può generalizzare, ci sono anche molte persone educate, gentili e rispettose, è solo qualcosa che è bene sapere prima di partire. Forse siamo abituati che, essendo “turisti” saranno riservate nei nostri confronti delle attenzioni particolari (nel bene e nel male sicuramente), ecco in Cina questo non succede. Siamo entrati in negozi dove non hanno neanche alzato lo sguardo (e a pensarci bene mi è successo anche in Paolo Sarpi, la Chinatown milanese), ci è capitato che volessimo comprare qualcosa, ma il venditore non fosse interessato a interagire con noi. Ecco, questa è una cosa che a me personalmente è dispiaciuta molto: avrei voluto interagire, parlare, chiedere, scoprire di più. Ci siamo interrogati molto su questo aspetto durante il viaggio, parlando anche con altri viaggiatori che abbiamo incontrato, e il sentimento comune era di una sorta di chiusura nei confronti dell’altro (basti pensare alle loro comunità notoriamente, molto chiuse – vedi Paolo Sapri poco sopra), forse dovuta anche alla storia particolare del popolo cinese.

Arrivati in fondo a questo lungo post capite bene perché qualche giorno fa parlavo di esperienza molto diversa dall’Asia a cui ero abituata e che mi aspettavo. Errore di valutazione mio. Detto tutto questo, però, è stato un viaggio sicuramente molto interessante e costruttivo. Credo fermamente che ogni viaggio arricchisca, apra la mente e costruisca un pezzettino di noi. La Cina è un paese molto vario, con usanze molto diverse da zona a zona che meritano di essere scoperte. Mi piacerebbe sicuramente tornare nella parte sud, probabilmente nella bellissima regione dello Yunnan (come si fa a non innamorarsi di un posto che significa letteralmente “a sud delle nuvole“?), per toccare con mano la differenza in una parte così diversa nella terra del dragone.

E voi? Qualcuno è stato in Cina e ha provato le stesse cose o qualcosa di completamente diverso?

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