Nepal: l’energia di Bodnath

Finalmente ci sono riuscita. Esattamente un mese fa, finiva il nostro viaggio in Nepal. Raccogliere le idee e metterle in un post, questa volta, non è stato facile. Non perché non sappia cosa dire, anzi. Come raccontare tutti i sorrisi, gli sguardi, gli odori, i colori, i suoni, i paesaggi e tutte le emozioni provate nelle due settimane nepalesi? Come spiegare la gentilezza delle persone che, pur non avendo niente, ti invitano a pranzo con loro o a visitare casa loro per bere un tè? Come fare a trasmettere a parole la serenità e l’emozione che ho provato assistendo alla prima puja del mattino, in un monastero buddista o la colorata ritualità delle cerimonie induiste? Per non parlare dell’impossibilità di descrivere i profumi e i sapori della cucina nepalese, semplice e ricca allo stesso tempo. E ancora, meglio fare un post solo, oppure farne tanti? Scrivere tutte le tappe del viaggio minuziosamente o fare solo vedere le foto? Ci ho pensato tanto, e alla fine ho deciso di provarci. Raccontare il viaggio in Nepal con le foto più che con le parole, raccontando i posti che più mi sono piaciuti, in una sorta di diario fotografico delle emozioni che questo splendido Paese mi ha regalato.

Il primo posto di cui voglio parlare è Bodnath (chiamato anche Boudhanath, Boudha) è il più importante centro buddista della valle, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Lo stupa è uno dei più grandi al mondo e nei suoi dintorni si contanto una cinquantina di monasteri buddisti. A Bodnath una grandissima comunità di esuli e rifugiati tibetani. Arrivando dalla ring road di Kathmandu Bodnath appare come un’oasi di pace. Quando Raju (il nostro autista) ci ha detto che eravamo arrivati e siamo scesi dalla macchina, ricordo il rumore dei clacson, le mani dei venditori ambulanti che subito si sono avvicinati per cercare di venderci del balsamo di tigre, uno scialle, qualcosa da mangiare. Ricordo di aver guardato Raju e avergli chiesto “ma dove dobbiamo andare” e lui, con il gesto della mano, mi ha fatto segno di girare l’angolo. Lasciati tutti alle spalle abbiamo fatto qualche metro ed ecco davanti a noi un grande portale tutto colorato e decorato (una sorta di cancello di ingesso ma senza un cancello vero e proprio), e subito dietro si scorgevano gli occhi dello stupa e le tipiche bandierine di preghiera colorate. Attraversi la porta, paghi il solito biglietto di ingresso e sei a Bodnath. In pochi passi ti ritrovi in un’altra dimensione: niente traffico, nessun clacson, nessun motorino. Una grande piazza rotonda, con al centro lo stupa e tutto intorno negozietti che vendono oggetti buddisti, ristorantini e templi minori. E poi, i pellegrini che girano (rigorosamente in senso orario) intorno allo stupa pregando, le ruote di preghiera disposte lungo tutte le mura dello stupa. Monaci con le teste rasate e vestiti di arancione si mescolano a donne con il tipico sari colorato, ad anziani con andatura traballante, a fedeli che recitnao i mantra sgranando la mala (il rosario buddista) e a noi turisti (pochi, devo dire la verità, che guardiano questo spettacolo con occhi affascinati. A Bodnath è meglio venirci nel tardo pomeriggio, quando gli anziani e i monaci scendono allo stupa, accendono le candele di burro e pregano nell’area riservata dello stupa. La melodia dei mantra è un sottofondo ideale per guardare il vento muovere le bandierine di preghiera, mentre cala il sole. Noi abbiamo un pomeriggio a girovagare tra i negozi, a sbirciare nei monasteri e ad osservare, seduti sullo stupa, i fedeli in preghiera e devo dire che l’atmosfera che si respira qui è veramente unica. Bodnath è stato il posto che più mi ha emozionata in tutto il viaggio: la carica di energia è palpabile e stare semplicemente qui seduti ad osservare il viavai della gente regala un senso di pace e serenità difficilmente descrivibile. E quando poi, alla fine della giornata, un anziano monaco si siede accanto a te e ti sorride, di un sorriso pieno e sincero, il suore ti si gonfia e allora capisci che la serenità è qualcosa che deve partire da dentro.

Per vedere in video quello di cui racconto potete guardare questo qui.

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