Nepal: dormire in un monastero

Panorami mozzafiato, silenzio, il rito della preghiera, albe freddolose ed emozioni difficili da descrivere a parole. Ci sono esperienze che da sole valgono il viaggio: dormire nel monastero buddista di Namo Buddha, in Nepal, è sicuramente una di queste.

Ma come si vive in un monastero? Cosa ci si deve aspettare da questa visita? Quali sono le cose da fare e quelle da evitare? Qui di seguito provo a rispondere a qualche domanda in base alla mia (limitata) esperienza.

1. GLI SPAZI
Il monastero di Namo Buddha si trova sulla cima di montagna a poco più di un’ora da Kathmandu. Il monastero è composto da diversi edifici (dormitori, edificio principale, scuola, ecc) collegati l’uno all’altro da sentieri, scale e passaggi coperti. Si può girare liberamente tra i vari edifici, ma alcuni non sono accessibili ai visitatori se non in determinati orari. Girando per il monastero vedrete dei cartelli con delle frecce che indicano la direzione da seguire: è importante ricordare che attorno ai santuari, agli stupa, ai templi e alle ruote di preghiera si deve camminare in senso orario. Quando gli edifici non sono accessibili approfittatene per andare alla scoperta dei dintorni del monastero: lo stupa sulla collina vicina da cui si gode una vista mozzafiato, il paesino ai piedi del monastero dove il tempo sembra essersi fermato e si può chiacchierare con i fedeli tibetani che vengono fin qui in pellegrinaggio, il sentiero di montagna, immerso nella vegetazione che porta ad un ruscello. Passare del tempo in un monastero significa anche riappropriarsi dello spazio che ci circonda.

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2. LE STANZE
Gli ospiti alloggiano in una “guesthouse” vicino all’ingresso del monastero: le stanze sono molto spartane, con due o quattro letti e un bagno in comune per più stanze. Ogni letto ha un sacco a pelo e un cuscino, ma non ci sono lenzuola o coperte aggiuntive. Anche nel periodo estivo la sera può fare molto freddo, quindi portatevi indumenti caldi e a maniche lunghe. Il tetto della guesthouse è un posto perfetto dove godersi lo spettacolo dell’alba e del tramonto, c’è una panchina dove sedersi e, se si è fortunati, nelle giornate limpide si vede la cima dell’Himalaya.

3. GLI ORARI

Gli orari in un monastero sono rigidissimi: la preghiera del mattino è alle 6.00, la colazione è alle 7.00, il pranzo alle 12, una nuova preghiera è alle 13.30 e la cena viene servita alle 19. Dopo quell’ora, appena scende il buio, si va a dormire. La giornata è scandita dai ritmi naturali: dal sorgere del sole e dal suo tramontare, dalle preghiere e dai suoni dei gong e dei corni che si spargono per la valle. Il tempo passa lentamente e la giornata si assapora minuto dopo minuto, lasciando un senso di completezza, ricchezza e serenità che ho sperimentato poche altre volte. Dimenticatevi il telefono, l’orologio e tutti i vostri impegni: trascorrete la giornata passeggiando, leggendo, parlando con i monaci, scrivendo o semplicemente assaporando la vita che vi scorre intorno.

4. IL CIBO
Diciamolo subito: il cibo del monastero non è quello di un ristorante stellato, ma fa parte anche questo dell’esperienza. I pasti sono composti principalmente da riso, verdure, e legumi. Si mangia tutti insieme nella mensa, accomodati su file di banchi di legno, con dei blocchetti di legno, su cui stare seduti a gambe incrociate, come sedie. Devo dire che, più che il cibo, quello che mi ha messo in difficoltà è stato proprio imparare a stare seduta a lungo su questi “sgabellini”. I monaci più giovani servono da mangiare da una pentola comune che trascinano in giro, senza molte cerimonie. Si mangia velocemente, parlando poco e finito di mangiare si mettono i piatti in un gran catino vicino alla porta. Capitolo a parte merita la colazione, servita direttamente nella grande sala, dopo la preghiera del mattino. Anche qui i monaci passano distribuendo tè con burro di yak e una pallina di mollica di pane (questo è quello che sembrava a me) non proprio cottissima con un brodo in cui pucciarla. Sarà stata la fame, ma, mentre R. non è riuscito a mangiare praticamente niente, io sono riuscita a spazzolare tutto anche qui :)

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5. LA PREGHIERA
Il momento più caratteristico della visita è sicuramente quello della preghiera che sia mattutina o pomeridiana. Tutto è affascinante, coinvolgente, emozionante. A partire dalla sala in cui avviene la preghiera: alle pareti è raffigurata la vita di Buddha, grandi statue di Buddha vegliano sui monaci seduti su delle basse panche di legno con cuscini colorati. Dal soffitto pendono delle stoffe e le bandiere tibetane nei classici colori blu come il cielo, bianco come l’aria, rosso come il fuoco e verde come l’acqua e giallo come la terra. Nell’aria c’è profumo d’incenso. A noi “stranieri” vengono riservati dei posti ai lati della stanza, ovviamente siamo senza scarpe, come i monaci. Bisogna stare in silenzio, non ci si può alzare (la cerimonia dura circa un’ora) ed è preferibile non fare fotografie. La preghiera inizia con il suono di un grande gong e dei corni tibetani, poi i monaci iniziano a recitare i mantra ripetuti più e più volte, accompagnati da movenze delle mani, tintinnii di campanelli, gong e corni tibetani. Le voci dei monaci si fondono, ma non vanno tutte allo stesso tempo,  quello che ne esce è una litania che ti culla, ti rassicura e ti tranquillizza. La prima volta che ho assistito a una preghiera mi sono così emozionata che mi sono commossa. È un’esperienza unica, che sicuramente non è trasferibile a parole e che consiglio di fare a tutti, credenti e non, almeno una volta nella vita.

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6. I MONACI
Quando siamo arrivati noi nel monastero c’era grande fermento: era periodo di esami e quindi tutti i giovani monaci erano impegnati nello studio; alcuni dei monaci anziani erano presi con la preparazione degli esami, mentre altri stavano attraversando un momento di purificazione ed erano in ritiro spirituale. Per questi motivi, purtroppo, non siamo riusciti a parlare molto con i monaci che erano piuttosto schivi e devo dire anche poco curiosi nei nostri confronti. Io che invece ero curiosissima avrei voluto parlare con tutti, fare mille domande e poter parlare con loro della loro vita, delle loro abitudini e delle loro giornate. Non c’è stata questa occasione, abbiamo scambiato solo qualche parola con qualcuno durante le nostre passeggiate, e io sono più che mai affascinata da queste persone con il viso tondo e un sorriso contagioso, i capelli rasati e le tuniche colorate di arancione o rosso.

Sicuramente questo è un buon motivo per tornare da quelle parti e cercare qualcuno con cui chiacchierare, non trovate?

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Nepal: una mini guida per dormire in un monastero buddista

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4 comments

  1. Ciao Ilaria, come faccio a prenotare a Namo Buddha ? Un’altra info … Sai dove posso fare dei training di Pranayama a Kathmandou ? Grazie infinite Eleonora

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