Di lunedì e di uno sconfinato amore per il Nepal (a l’Asia)

Seduta ad un tavolino, sul terrazzo di una caffetteria guardo la vita che scorre, giù di sotto. Fedeli che girano le ruote delle preghiere, monaci nelle loro vesti arancioni che camminano intorno allo stupa, venditori di souvenir che fanno affari, bambini che si rincorrono, mucche che passeggiano indisturbate. È quasi sera, il sole sta calando e le bandierine delle preghiere, nei loro colori sgargianti si muovono cullate dal vento. Il profumo d’incenso e di candele pervade l’aria. C’è un’energia indescrivibile a Boudhanath, in Nepal. Sarei rimasta per ore seduta a quel tavolino, a riempirmi gli occhi di quelle scene e di quei colori che solo l’Asia é in grado di regalarti.

Gennaio è stato un mese difficile, denso, in cui i giorni sono passati tutti uguali, tra nervoso, ansia e notti insonni. Ho pensato spesso alla calma e alla tranquillità di quei giorni in Nepal, a quel ritmo naturale che è scandito dal sorgere e dal tramontare del sole, a quei rituali che accompagnano ogni alba e che si ripetono uguali da chissà quanti anni. Tutto sembra così magico in Asia: le cerimonie religiose, i vestiti, i cibi, le preghiere cantate, la musica, i tatuaggi sulle mani delle donne, i turbanti colorati, i funerali, le infinte distese di candele, le ruote della preghiera, i rosari, persino i braccialetti di vetro colorati. Ho ripensato al Giappone, al rigore dei suoi giardini zen, alle preghiere annodate vicino ai templi, al rito di lavarsi le mani prima di pregare, al battere le mani e suonare la campanella per richiamare gli dei, alla gentilezza delle persone, agli origami a Hiroshima, alle musichette in metropolitana, alle lanterne colorate dai bambini accese a ferragosto per ricordare i defunti, all’infinito rispetto verso gli altri.

Quando ho bisogno di un rifugio, di evadere dalla realtà di tutti i giorni e di pensare ad un luogo sereno e tranquillo penso agli occhi delle persone che ho incontrato in Nepal: spesso non riuscivamo a parlare, ma con i gesti, i sorrisi e gli occhi abbiamo comunicato tanto. Ripenso alle cerimonie a cui abbiamo assistito e mi vengono i brividi: la vestizione di Vishnu a Budhanilkantha, i sacrifici al tempio di Dakshinkali, le cremazioni a Pashupatinat, il primo mantra sentito al tempio di Namo Buddha. E allora penso che vorrei tornare anche solo per un’oretta su quella terrazza, a guardare dall’alto la vita che scorre, a respirare quell’energia, a riempirmi gli occhi della magia dell’Asia per dichiararle tutto il mio amore.

Buon lunedì e buon inizio di febbraio viaggiatori!

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