Autumn folks

Mentre finisco di raccogliere le idee, cercando di esprimere a parole tutta la bellezza del viaggio in Nepal, ecco qualche spunto su quello che mi è capitato di vedere-fare-mangiare in queste settimane milanesi post vacanze.

Iniziamo dalle chiaccheratissime Fonderie Milanesi. Ci sono stata un sabato sera con un clima perfetto per una cena all’aperto. Lo spazio è bellissimo: entri in un cortile autentica vecchia Milano con officine e piccole botteghe. Per arrivare al locale bisogna oltrepassarle e andare avanti, poi avanti e ancora avanti, fino ad arrivare alla fine del cortile. E lì la magia: una vecchia cascina dell’ottocento ristrutturata quel poco che basta e nel rispetto della struttura originale. Anche tutti gli arredi sono di recupero e creano un’atmosfera davvero deliziosa. Il giardino con pergolato è molto accogliente, pieno di fiori e piante, tanto che per un attimo sembra di non stare neanche in città. Tanta bellezza del luogo, per quanto mi riguarda, non ha trovato riscontro nel cibo che non è davvero niente di eccezionale. Il menù è molto povero, ma non sarebbe un problema se i piatti fossero buoni, e invece: l’antipasto tris di salmone aveva un gusto piuttosto piatto e senza particolare differenza tra un tipo di salmone e l’altro. Il primo, tagliolini neri con ragù di dentice, nonostante avesse un’ottima cottura, era sciapo e non sapevano di niente. Il prezzo, infine, non ha certo aiutato: 37,50 euro a testa per 4 antipasti e 4 primi, una bottiglia di vino, una d’acqua, un dolce (niente di che) e un caffè.

Orami si sia che a Milano gli hamburgerifici (come li chiamo io) spuntano come funghi. Eccone uno nuovo di zecca: Mammy Coffeeburgers, aperto in via Vigevano, nel cuore dei Navigli. Anche qui atmosfera molto curata nella scelta delle decorazioni delle pareti e nell’arredamento. Il personale è stato molto gentile ma davvero confusionario: prima mi hanno detto che il panino che volevo era disponibile, poi che non c’era, poi che in realtà c’era…insomma sembrava il primo giorno di apertura :) Ma veniamo al panino: ingredienti buoni ma niente di eccezionale. Ho mangiato un veggie con lenticchie, pomodori secchi e aggiunta di feta (che a dire il vero non ho sentito minimamente): porzione veramente piccola. Le patatine, servite insieme all’hamburger, erano buone ma pochissime. Tra tutti i locali specializzati in hamburger questo a mio avviso non brilla particolarmente.

Dagli hamburger passiamo al giapponese. Ha aperto recentemente, proprio in centro vicino al famosissimo Luini, Musubi, il primo take away che unisce la cultura culinaria italiana a quella giapponese. Anche qui devo dire che il locale è molto carino, dalla tipica tendina fuori dal locale come i veri ristorantini giapponesi al menù-oblò appeso alle pareti. Tutto è in legno chiaro, alle pareti carta da parati floreale e lampade basse anche queste in carta. Il personale è giapponese doc e molto gentile. Volevo un uramaki che però, data l’ora tarda (erano le 14.30 di sabato) era finito, quindi ho ripiegato su un onigiri gamberi e salsa rosa (che mi è piaciuto molto) e su una confezione di pollo fritto (che invece non mi è piaciuta). In puro stile take away se si vuole mangiare sul posto non ci sono sedie ma solo un piccolo appoggio in un angolo del negozio. Da riprovare.

Sempre in tema asian food ecco un locale in cui vorrei tornare per esprimere un giudizio. Italian noodles è un locale dove la tradizione asiatica dei noodles incontra la tradizione culinaria italiana. Noi (eravamo in 4) abbiamo provato gli stir fry noodles: la scelta migliore è stato lo Zengy (dry udon in salsa spicy con tranci di salmone marinati saltati con uvetta, pinoli e listerelle di alga nori), la scelta meno felice (ma comunque buona) i Veggy (soba in salsa natura con tofu, zucchine, carote, cavolo cinese, saltati con nido di pasta kataifi). Il locale è piccolo, con posti a sedere su degli sgabelli e con tavoli attaccati alle pareti, si mangia quindi tutti in fila e abbastanza velocemente. Il personale è molto gentile e simpatico. Cosa sicuramente gradita è che nel prezzo dei noodles è compresa una bottiglia di nastro azzurro :) Da provare per una cena veloce e informale.

Una scoperta nata dai social network è stata il popogusto, il mercato di Radio Popolare che si tiene il secondo e quarto sabato del mese dalle 10 alle 18, tra i chiostri della Società Umanitaria (entrata da Via San Barnaba 48). Il mercato permette ai piccoli produttori locali e agli acquirenti di entrare in contatto e conoscersi. Nei chiostri si trovano produttori di frutta e verdura di stagione, coltivati senza concimi chimici; pane con pasta madre e farine biologiche macinate a pietra; pasta fresca, gnocchi ravioli ripieni con castagne, fragole,carne, verdure tutto bio; cioccolato, miele, succhi, salumi, formaggi e molto altro. L’atmosfera è molto rilassata e ci sono anche dei tavoli dove fermarci per uno spuntino. Una versione ridotta del mercato della terra di Slow Food, da non perdere se si cercano prodotti a filiera corta e biologici.

L’ultimo posto di cui voglio parlarvi è il famoso DRY Coktails and Pizza, lo spin off di Pisacco, che si trova proprio davanti al celebre ristorante, in via Solferino 33. Il locale è il concentrato del fighettume milanese: luci basse e ambiente trasandato-chic. La pizza è tonda, sottile e ricca, ma abbastanza piccola. Ci sono le formule base (marinara, margherita, ecc) a cui si possono aggiungere degli ingredienti per personalizzarla. Io ho scelto le cipolle caramellate brasate su una base di margherita con mozzarella di bufala. Tutte le “aggiunte” vengono servite in dei piccoli barattolini con cucchiaino di legno. Questo a confermare il mood stiloso del locale. Prezzo intorno ai 18 euro a testa per pizza e birra (ma c’era da aspettarselo). Unica nota negativa è che la pizza è arrivata praticamente fredda, ma nel complesso è stata un’esperienza positiva. Prenotazione obbligatoria, come look e abbigliamento cool!

 

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2 comments

  1. Caspitina che frenetica vita mondana! Di questi conosco e ho provato solo Musubi. Non l’ho trovato malvagio, però mi è sembrato che avessero poca scelta e fosse anche un po’ caro (ma d’altronde in duomo non potevo pretendere un posto economico, no?!) :)

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